Artwork title : ipotesi di vestale allo specchio - selfie portrait
Introduzione alla ricerca: la perdita delle identita'.
Roland Barthes sosteneva che la fotografia ha reso“ democratica“ la realizzazione del monumento:ognuno di noi con un ritratto fotografico, puo' farsi un "piccolo monumento".
Ispirato da questa riflessione sul tema della "memoria" ho abbracciato il problema della rappresentazione oggettiva delle cose.
Nell'era della riproduzione meccanica le immagini vengono svuotate di senso, esse possono ritrovare significato soltanto nello spazio alternativo della rappresentazione artistica, in pittura mediante il gesto.
Attualmente dipingo su superfici di vario genere, utilizzo spesso degli specchi come supporto, in tal modo gli oggetti stessi che utilizzo, diventano fonte di ispirazione: "campi magnetici".
La societa' dei consumi ha posto l'accento sul tema della deperibilita'della materia, concependo tutte le cose come in una identica scala di valori: ogni cosa vale quanto l'altra ed ha un inizio ed un termine.
Del resto, Barthes scrisse: “Io posso trasformare la foto in una cosa da buttar via:o il cassetto o il cestino . Non solo essa condivide il destino della carta (e' deperibile),ma , anche se e'fissata a dei supporti piu' solidi,e' pur sempre mortale…”
“Le societa’ del passato facevano in modo che il ricordo sostituto della vita , fosse eterno e che almeno la cosa che esprimesse la morte fosse essa stessa immortale:era il monumento. Ma facendo della fotografia ,mortale,il testimone principale e come e' naturale di "cio' che e' stato,la modernita' a rinunciato al monumento".
(Roland Barthes , “La camera chiara“).