Artwork title : Party Boy
«Nel mio lavoro parlo dei social e di adolescenti annoiati che si “postano” su Instagram, parlo di me e di come mi rapporto all’universo digitale, parlo del mio corpo, di come mi vedo allo specchio e di come vorrei che mi vedessero gli altri.»
Armadilly guarda la contemporaneità attraverso le proprie vignette “intessute”: specchi ricamati che riflettono l’immagine della cosiddetta generazione 2.0. che l’artista riporta sulla tela con estrema semplicità ed efficacia, senza nessun proposito di denuncia, ma con ironia.
“Party boy”, protagonista di quest’ultimo lavoro, è il Narciso dell’era digitale, incapace di amare, se non sé stesso, idolatrando la propria immagine davanti l’obiettivo di uno smartphone.
J. Lacan individua nella fase che definisce “dello specchio”, il momento in cui il bambino riconosce sé stesso nell’immagine riflessa; nella teorizzazione freudiana sul processo di sviluppo, la fase dello specchio sembrerebbe coincidere al passaggio che conduce al narcisismo.
Si potrebbe altresì porre all’origine della “sindrome da selfie”, di cui tutti siamo affetti.
Oggi infatti, il rapporto con in proprio corpo davanti a uno specchio e dinanzi lo sguardo degli altri, si complica in relazione alla vetrina fotografica dei social network. Instagram e la sua gallery , in particolar modo, costituiscono quel biglietto da visita che la società impone, generando l’epidemia del “di piacere a tutti i costi”.
La vanità di Narciso cela un’estrema fragilità: il costante bisogno di approvazione.
L’involucro di apparenza che riveste gli individui ingabbiati in una sterile omologazione, si nutre della paura di inadeguatezza e dell’ansia di piacere. Tale condizione spinge, specie i più giovani, a rincorrere i modelli comportamentali e i canoni estetici imposti dalla società.
La vanità ci rende, come Narciso, immuni all’amore, il che ci conduce ad un ulteriore dinamica di cambiamento sociale: la natura sempre più effimera delle relazioni.
In questa deriva individualista, assorbiti da fantasie di successo, non vediamo oltre l’immagine di noi stessi.
«Parlo di flirt, relazioni che non implicano veri e propri legami affettivi. Non è mai un amore che va vissuto completamente.»