L’opera raffigura una giovane donna, impugna una freccia d’orata per infliggerla sul suo petto con l’intento di morire da quella esistenza colma di paure, ansie, frenesie, scadenze, in cui il tempo sembra volare non permettendoci di gioire delle piccole cose.
Qui la donna è sola, riflette nel suo mondo metacognitivo ma il tempo non trascorre invano, è in quel momento supremo che qualcosa" di speciale accade.
In quella stasi si ricarica assorbendo tutta l’energia che la circonda, in un rapporto viscerale tra l’interno e l’esterno dell’essere donna e portatrice di vita allo stesso tempo.
La morte è intesa come momento di rinascita, libertà, avere una seconda possibilità per ricominciare a vivere.
In un periodo di grandi sofferenze per l’umanità, giorni irreali in cui il mondo si è fermato e ha vissuto in una sospensione onirica, l’artista si interroga sul valore del tempo e riflette sulla forza inesauribile che la vita può infonderci.
Quest’opera vuole essere un inno alla rinascita, un’ esortazione a fermarsi e godere del tempo e della vita per affrontare i cambiamenti, migliorarci e migliorare.