Lab ROME’24
Laura Vedovati Italy Mix Media

Artwork title : Il mito della caverna

IL MITO DELLA CAVERNA

Una realtà duale: la caverna e l’Oltre.

110x60 cm. Stampa grafica lavorata con stucco, grana di stucco, acciaio, acrilici, china su tela, cerniera materica. 

Nell’allegoria platonica dei prigionieri sono stati, fin dalla nascita, incatenati in una caverna. Uno tra gli uomini riesce a liberarsi dalle catene e si reca fuori dalla caverna: i suoi occhi inizialmente sono abbagliati dalla luce. L’uomo ha una sensazione di disorientamento. Quando gradualmente i suoi occhi si abituano, l’uomo riesce ad apprezzare la bellezza della natura circostante ed il sole, fonte di calore, luce e gioia. 

La volontà di realizzare quest’opera nasce in seguito al periodo pandemico, ove, ognuno di noi, è stato costretto a vivere nella propria abitazione senza poter uscire, costruendosi abitudini, certezze e paure. Finita la pandemia siamo usciti dalla nostra “caverna”, che ci dava sicurezza, carichi di nuove ansie, aspettative e paure che il mondo ‘Oltre’ ci avrebbe riservato. Il periodo pandemico ci ha anche abituati a vivere in una realtà virtuale che era necessaria per poter restare a contatto con gli altri, con il mondo esterno. Un uso globalizzato dei media/social che era diventato vitale all’interno della nostra abitazione. 

La bambina rappresentata nell’opera, simboleggia l’uscita dalla caverna, la ripresa della normalità tra paure e aspettative.  I parallelepipedi sono le paure che sovrastano sopra e sono fatte con stucco e fondo acciaio per simboleggiare la caverna e le sue durezze fisiche. I colori forti sono le speranze e le aspettative. Dal basso invece ci sono colori freddi e monocromatici come la bambina, che è bianca e nera, senza colore. 

La bambina, volutamente vista di spalle, quindi senza volto. Questo affinchè lo spettatore possa, esso stesso, essere il protagonista dell’opera ed entrare in contatto con l’ Oltre che si colora all’orizzonte. Lo zaino simboleggia il cammino, il viaggio “nuovo” da intraprendere. La bambina simboleggia ognuno di noi: che ha vissuto la pandemia in quanto si è ritrovato in una realtà completamente nuova e proprio come un bambino ha dovuto riscoprire alcuni aspetti della vita con le sue paure; che esce dalle proprie paure per trovare una realtà alternativa possibile; che esce dall’errore per non viverlo come un fallimento chiuso in una caverna ma come un’opportunità di crescita e di curiosità verso il miglioramento di se stessi.

Nonostante siano passati dei millenni dal racconto di questo mito, non possiamo non renderci conto che esso è più attuale che mai. Con questo mito, Platone ha voluto lasciare un messaggio alle generazioni postume: aprire quelle menti chiuse, incatenate nella caverna oscura dell’ignoranza.

 

«È che abbiamo perso la capacità critica per analizzare ciò che avviene nel mondo. Per cui è come se stessimo chiusi nella caverna di Platone. Abbiamo abbandonato la nostra responsabilità di pensare, di agire. Ci siamo tramutati in esseri inerti senza la capacità di indignazione, di anticonformismo e di protesta che ci ha caratterizzato per tanti anni.»
(Josè Saramago  in "L'ultimo quaderno" )

 

Tutti noi, conduciamo un’eterna lotta con le nostre catene, le quali giorno dopo giorno diventano sempre più strette e ci costringono a porre l’attenzione non alle cose vere, ma alle ombre proiettate sul muro. Nel periodo pandemico il muro è diventato sempre più un display: sia esso Tv, smartphone, tablet e/o PC. Un muro condiviso, globale, virtuale, onnipresente. È curioso come questa visione che ci offre il mito della grotta possa essere paragonata ai giorni nostri.  Quel modello che tutti noi seguiamo e per cui, se andiamo oltre ciò che è dettato, iniziano a giudicarci e a criticarci.

“Pensa che abbiamo fatto nostre molte delle nostre verità assolute senza fermarci a metterle in discussione, senza chiederci se il mondo è davvero molto vicino o molto lontano dall’essere così.”

L’uscita dalla caverna è un processo difficile: l’uomo che nel mito della caverna decide di liberarsi dalle catene che lo imprigionano, prende una decisione molto difficile. Ma nel mito, quella decisione è valutata come un atto di ribellione.

Deciso, si mette in cammino da solo, superando quel muro, salendo verso quel falò che tanto gli fa diffidare e che lo abbaglia. Nel processo i dubbi lo affliggono, non sa più cosa sia reale e cosa non lo sia.Deve lasciare andare le convinzioni che lo accompagnano da molto tempo. Idee che non solo sono radicate, ma, a loro volta, costituiscono la base del resto delle loro credenze.

Ma, mentre si avvia verso l’uscita della caverna, si rende conto che ciò in cui credeva non era del tutto vero. Il mito della grotta ci presenta l'ignoranza come quella realtà che diventa scomoda quando cominciamo ad essere consapevoli della sua presenza. Dinanzi alla possibilità che ci sia un’altra possibile visione del mondo, la nostra inerzia ci spinge ad abbatterlo, considerandolo una scomodità costruita. È curioso come questa visione che ci offre il mito della grotta possa essere trasferita ai giorni nostri.  La caverna diventa quel modello che tutti noi seguiamo e per cui, se andiamo oltre ciò che è dettato, iniziano a giudicarci e a criticarci. Dobbiamo ammorbidire le nostre ombre.

“Man mano che cresciamo, dubbi, incongruenze, domande ci aiutano a togliere quelle bende che a volte hanno reso la vita molto più difficile di quanto non sia in realtà.”