Artwork title : Mzungu
Mzungu
70 × 70 cm, acrilico su tela, 2026
Mzungu nasce da un’esperienza diretta vissuta dall’autrice insieme al proprio compagno durante un viaggio nel villaggio di Mloka, in Tanzania. Il titolo riprende la parola con cui i bambini del villaggio li hanno accolti, gridando “mzungu”, termine che indica il bianco, lo straniero, colui che non appartiene a quel luogo.
La palette dell’opera è costruita sui colori della bandiera tanzaniana, utilizzati non come semplice riferimento simbolico ma come materia viva, capace di evocare il contesto, l’energia e il ritmo del luogo. La composizione è attraversata da una tensione dinamica tra ordine e movimento, tra presenza e alterità.
I cerchi disseminati nello spazio pittorico rappresentano i bambini del villaggio: forme essenziali, ripetute, cariche di vitalità e curiosità. Non hanno volto, ma esistono come presenza collettiva, come sguardi e corpi in movimento, gioiosi e spontanei. I due segni bianchi, isolati e verticali, indicano invece i mzungu: figure estranee, riconoscibili, inevitabilmente separate dal contesto che le circonda.
Sulla destra della composizione, uno dei segni bianchi appare contaminato da una traccia di blu. Questo dettaglio nasce da un episodio reale: mentre l’autrice si trovava nel villaggio, due bambini la toccarono alle spalle, incuriositi dalla sua presenza. I due cerchi posteriori alludono a quel gesto, mentre la macchia di colore sul bianco diventa segno di contatto, di interazione avvenuta. Il bianco non rimane intatto: viene attraversato, segnato, “sporcato”.
Questo elemento introduce una frattura sottile ma decisiva nella narrazione visiva dell’opera. Mzungu non racconta un’illusione di integrazione né un’esperienza idealizzata, ma il momento in cui la distanza viene riconosciuta e, per un attimo, attraversata. Il quadro diventa così testimonianza di uno scambio reale, in cui lo sguardo si trasforma in gesto e l’alterità lascia una traccia concreta.
Attraverso astrazione, colore e segno, l’opera riflette sul tema dell’essere visti, nominati e toccati dall’altro, trasformando l’esperienza del viaggio in un racconto pittorico sull’identità, la vulnerabilità e l’incontro.